BASTA UN POCO DI ZUCCHERO...

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di non superare il 10% delle calorie totali attraverso il consumo di zucchero o alimenti zuccherati. Gli zuccheri sono necessari all’organismo e sono la fonte primaria di energia per far funzionare muscoli e cervello. Sarebbero però sufficienti gli zuccheri contenuti negli alimenti naturali che consumiamo ogni giorno come frutta, latte, cereali e non occorrerebbe zuccherare ulteriormente gli alimenti. La frutta contiene il fruttosio, il latte il lattosio, i cereali ( il pane, la pasta ecc.) il maltosio e l’amido. Lo zucchero che aggiungiamo di solito a tavola è il saccarosio, ricavato dalla barbabietola da zucchero per quanto riguarda lo zucchero bianco, o dalla canna da zucchero per lo zucchero di canna. L’apporto calorico del saccarosio è di 4kcal/gr e il suo consumo eccessivo può determinare quadri patologici come sovrappeso, obesità, diabete, oltre che carie dentale. Anche il miele è usato spesso come dolcificante: ha un contenuto calorico leggermente inferiore al saccarosio, anche per la presenza di acqua, ma un cucchiaino di miele in realtà fornisce più calorie rispetto ad un cucchiaino di zucchero a causa del suo maggior peso specifico. Per risolvere il problema dell’alto apporto calorico degli zuccheri di uso comune, l’industria negli ultimi anni si è data da fare nella ricerca e sono usciti sul mercato un gran numero di dolcificanti naturali o artificiali, con un minor contenuto calorico. Il fruttosio, veduto in alternativa al saccarosio, ha più o meno le stesse calorie dello zucchero pur avendo un indice glicemico leggermente più basso (il suo impiego è però sconsigliato in caso di sovrappeso o obesità). Il sorbitolo, lo xilitolo e il mannitolo sono anch’essi zuccheri di origine naturale e sono di solito utilizzati nelle gomme da masticare o nelle caramelle per il loro del retrogusto “fresco”. Hanno un alto potere dolcificante apportando quasi la metà delle calorie del saccarosio e, in particolare lo xilitolo, non provoca carie dentale. La dose giornaliera massima consigliata non deve però superare i 20 gr/die (equivalenti a circa 10 caramelle) in quanto dosi elevate di questi dolcificanti possono provocare disturbi quali mal di pancia, diarrea, gonfiore addominale. Ultimamente è stato messo in commercio un altro dolcificante naturale, di origine vegetale, la stevia, ricavato da foglie essiccate di stevia; ha un potere addolcente 300 volte maggiore del saccarosio non apportando calorie. Anch’esso ha comunque un leggero retrogusto non a tutti gradito e, anche se naturale, rimane sempre un additivo e non va quindi usato nei bambini molto piccoli e nelle donne in gravidanza e allattamento. I dolcificanti artificiali ottenuti chimicamente che si trovano comunemente nei cibi sono l’aspartame, la saccarina, i ciclammati e l’acesulfame K. Questi edulcoranti sono presenti in molti prodotti chiamati “light” o “diet”, dalle bibite alle marmellate, dagli yogurt ai prodotti da forno o alle caramelle. Inoltre almeno 500 farmaci presenti sul mercato italiano contengono edulcoranti artificiali e, la maggior parte, è per uso pediatrico. Hanno un potere dolcificante 200-300 volte superiore al normale saccarosio e non apportano calorie. Queste sostanze sono uscite sul mercato italiano dopo approvazione di una apposita commissione dell’Unione Europea e per ora i livelli massimi di assunzione quotidiana previsti dall’EFSA (Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea) sono piuttosto alti: risulta che un bambino di 30 Kg potrebbe ingerire in una giornata 4 lattine di bibita light, 2 yogurt, 2 merendine e 10 caramelle con dolcificante; per un adulto di 60 Kg tali quantità addirittura raddoppiano. Studi recenti però indicano questi valori come troppo elevati. La polemica si basa anche sul fatto che le quantità ritenute innocue sono state ottenute da studi clinici risalenti agli anni ’80, studi tra l’altro commissionati dalle grandi industrie multinazionali del settore. In particolare, l’Istituto Ramazzini di Bologna ha pubblicato studi dove si rileva un incremento di linfomi, leucemie e tumori al fegato nei ratti da esperimento alimentati con alte dosi di aspartame nella dieta. L’argomento è ancora aperto su una potenziale cancerogenicità dell’aspartame e, in attesa degli eventi, è utile ricordare che le linee guida dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Alimentare e la Nutrizione (INRAN) sconsigliano i dolcificanti nella dieta dei bambini fino a 3 anni di età, alle donne in gravidanza e in allattamento. E’ consigliabile piuttosto abituarsi a non zuccherare latte, the, o caffè e a mangiare i dolci con moderazione. Il ricorso alle bibite e ai prodotti a zero calorie non è un buon sistema per rendere meno faticose le restrizioni dietetiche. L’uso degli edulcoranti infatti non permette da solo di ridurre il peso corporeo se non si fa attenzione alla quantità e soprattutto alla qualità degli alimenti introdotti con la dieta e non si svolge una salutare attività fisica.

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